Link: Distance — una rivista di saggi sul design »

February 8th, 2012 | Link a questo articolo

Curiosando su Kickstarter sono incappato in Distance, un progetto di pubblicazione online di saggi riguardanti il design. La strada che hanno deciso di intraprendere è quella del finanziamento da parte dei lettori ancora prima di pubblicare. Un nuovo modello: almeno per il primo numero voi ci pagate e solo dopo ci mettiamo a scrivere i saggi.

Dalla pagina About del progetto:

Distance è un tentativo di pubblicazione di saggi dedicati al design che siano seri e ben ricercati: design grafico, design dei prodotti, design dell’interazione, architettura, pianificazione urbana… ogni processo con cui si creano cose belle e interessanti da avere. È pubblicato in diversi formati perché le persone preferiscono leggere con strumenti diversi.

Il primo numero, ancora per pochi giorni finanziabile su Kickstarter, presenterà tre saggi che spaziano dal game-design al ruolo della ricerca nel design.

L’idea mi piace e a giudicare dallo stato dei finanziamenti su Kickstarter la pensano come me molti altri. È particolarmente attraente l’idea di andare contro-corrente e di pubblicare solo un piccolo numero di saggi che non siano legati a tematiche attuali ma che, idealmente, possano essere un punto di riferimento per parecchi anni. Lodevole anche l’intenzione di mantenere aggiornati gli scritti e incorporarvi aggiunte, che possono essere ripensamenti dell’autore stesso o vere e proprie risposte da altre persone.

Ma, ancora, più interessante, è l’utilizzo del medium “digitale” da parte della rivista. Distance non vuole essere una raccolta di pezzi lunghi a malapena trecento parole come i comuni blog, ma allo stesso tempo sfrutta le potenzialità di aggiornamento e correzioni rese possibili dal costo zero della distribuzione digitale. Nella puntata Commentando le ipotesi di Brevi Accenni parlavamo di come potessero evolvere i libri per meglio adoperare i vantaggi degli eBook, direi che il modello di Distance è un esempio vincente.

Tra l’altro finanziare Distance costa solo cinque dollari, poco più di tre euro per più di cento pagine di saggi dedicati al design, quindi il prezzo è abbordabilissimo e esso stesso un grosso punto di forza. Se siete interessati a come funzionano le cose (leggi: design) non vedo come non possiate comprarlo.

Link: La giusta priorità »

February 7th, 2012 | Link a questo articolo

Scott Adams in The Right Priority:

Se dovessi scegliere una priorità nella tua vita, quale sarebbe? Questa è una domanda importante perché concentrarsi sulla domanda sbagliata può portarti a risultati spiacevoli, e avere molte priorità non è pratico. […]

Noi umani vogliamo tante cose: buona salute, indipendenza economica, successo nelle aree che ci interessano, un’ottima vita sociale, amore, sesso, divertimento, viaggi, famiglia, carriera lavorativa e molto altro. Ma la coperta è corta, il tempo speso per massimizzare il risultato di un’area è tempo sottratto ad un’altra attività.

Il modo in cui approccio questo problema di priorità multiple è concentrarmi su un solo scopo principale: la mia energia. Faccio scelte che massimizzino la mia energia perché ciò rende semplice gestire tutte le altre priorità.

Non avevo mai visto l’intero sistema di organizzazione sotto questo aspetto e devo dire che è molto interessante. Non ho mai esagerato con i “doveri” — se sono troppo stanco per studiare non lo faccio, tanto i risultati saranno pessimi comunque — ma capita di perdere di vista la situazione psico-fisica e immergersi in task-force che non portano mai a risultati concreti.

Link: Cinque giorni di tradimento — è online l’episodio numero sei di Brevi Accenni »

February 6th, 2012 | Link a questo articolo

È finalmente disponibile l’episodio 6 di Brevi Accenni: Cinque giorni di tradimento:

Filippo ha ricevuto da Nokia un Lumia 800 con Windows Mobile (versione Mango) da testare per cinque giorni: ci racconta le impressioni e idee che si è fatto sul device nelle prime 24ore di utilizzo (poi lo recensirà meglio e con più calma sul blog, nei prossimi giorni).

Fra gli altri argomenti: la quotazione in borsa di facebook e la condivisione eccessiva e ridonante di notizie. E non dimentichiamoci l’attrito, di cui Diego ci parla per l’ultima volta: l’ha promesso.

Come la settimana scorsa l’audio è altalenante, ma promettiamo che questa sarà l’ultima volta. Croce sul cuore. Ah, mi hanno detto che se uno ascolta Brevi Accenni gli regalano un Air che può tenere aperte 84 applicazioni e non risentirne.

PS: scusate ma ero convinto che questo articolo fosse stato pubblicato Sabato sera, evidentemente non è stato così.

Eliminare le scelte

February 4th, 2012 | Link a questo articolo

Non credo sia un mistero che ho grossi problemi di auto-controllo. Su questo blog parlo spesso di applicazioni come Due o delle strategie che mi aiutano a fare le cose, ma non per questo posso dichiarare vinta la mia battaglia contro le distrazioni. Anzi, direi che è tutt’altro che vinta.

Non penso nemmeno che sia tutto dovuto alla mia scarsa diligenza, ho vent’anni, sono studente di Medicina e parliamoci chiaro: a parte studiare non è che debba fare granché. Non devo uscire per fare la spesa, non devo pagare le bollette, raramente la mia giornata è interrotta da eventi eccezionali. L’omogeinità delle mie giornate ha i suoi lati positivi, ma ha anche un forte lato negativo: la parte del mio cervello che col tempo doveva essersi rinforzata e allenata, l’auto-controllo, ha avuto pochissime occasioni di svilupparsi. Mi ritrovo così a essere pressocché incapace a gestire il mio tempo.

Sono sempre stato un fan del metodo GTD e lo sono ancora, ma non riesco a non credere che possa essere enormemente migliorato. L’autore nel libro parla di una persona ideale che una volta messa davanti ai task, le cose che deve fare, riesce a non procastinare e porta a termine tutti i suoi doveri. Il problema è che nella vita reale di questi soggetti ideali ce ne sono pochi, se non nessuno. La maggior parte di noi anche con la lista di cose da fare in bella mostra davanti agli occhi si ritrova incapace a compiere una scelta tra quali compiti affrontare e, inevitabilmente, sceglie di non scegliere — rimandando e rimandando. Oppure, invece di rimandare, sceglie di fare soltanto le cose più semplici e risolvibili in due-tre minuti.

La colpa è nostra? Sì e no. Sì perché siamo noi a non fare le cose, perdinci. No perché tecnicamente siamo noi, praticamente no. Come riporta giustamente Daniel Markovitz citando il libro The Paradox of Choiche, il nostro cervello se messo di fronte a una moltitudine di scelte va in black-out e sceglie di non scegliere. Invece che prendere un elemento alla volta per affrontarlo, si sente sopraffatto e smette di reagire. Un po’ come quei film dove il protagonista, rincorso da una bestia feroce, non riesce a decidersi sul modo in cui scappare e rimane bloccato.

Le applicazioni più comuni per gestire le liste delle cose da fare hanno un problema comune: non hanno sufficiente integrazione con un calendario. Magari hanno mille modi diversi di presentarti le 23467243 cose che devi fare, ma non ti dicono quando devi farle. Così finisci a scegliere di fare le più semplici, tanto il rilascio di dopamina che porta lo stimolo di piacere è lo stesso, quindi sei a posto con la tua coscienza (nota: non solo pensi di esserlo, ma il tuo corpo te lo fa credere, rilasciando appunto dopamina. L’appagamento è reale tanto quanto quello ottenuto dopo aver raggiunto l’orgasmo, dato che i meccanismi chimici sono all’incirca gli stessi).

Daniel Markovitz fa una proposta per risolvere il problema, chiede di eliminare quasi completamente la lista di cose da fare e, invece, di aggiungere le azioni a un calendario andando così a specificare un tempo preciso in cui andranno eseguite. Ho già provato in passato una strategia del genere e inesorabilmente ho fallito, ma sono convinto che l’idea di base sia giusta. Per quanto ci si ripeta che l’uomo è un essere razionale, la verità è un’altra, siamo esseri tutt’altro che razionali. Viviamo alla giornata soddisfando per primi i nostri istinti primordiali (fame, sete, sonno, sesso) e solo dopo, se abbiamo del tempo, riusciamo a fare altro. Se messi di fronte alla possibilità di scegliere tra più azioni da completare, ammesso che il nostro cervello non vada in black-out, scegliamo inesorabilmente quella più semplice.

L’unico modo per porre rimedio alla situazione è quello di non doversi mai trovare a compiere una scelta sul momento. Invece di decidere cosa fare quando ti ritrovi libero, fallo la sera prima. Imponiti un programma forzato che tenga conto dei tuoi impegni già presenti, del riposo tra le varie azioni, e di eventi straordinari che possono scombussolarti la giornata.

Domani non devi uscire? Allora fai così: alle 9 inizia a studiare e fallo per due ore, alle 11 prenditi una pausa di un’ora e a mezzogiorno porta la macchina a riparare. Riposati ancora fino a pranzo. Dopo pranzo studia per altre due ore, riposati un po’ e poi fai quell’altra cosa che rimandi da una settimana. La sera è simile, studio di un’oretta, riposo, ultima cosa importante da fare.

Indipendentemente dal modo in cui uno sceglie di implementare questa tecnica, l’idea di base è semplice e rimane la stessa. Cerca di non trovarti mai nella situazione di dover scegliere cosa fare, ma decidilo a mente lucida (magari, come ho detto, il giorno prima).

Se posso dare un consiglio: un’applicazione che metta allarmi rompicoglioni come Due è perfetta per questa tecnica, se non la conoscete datele un’occhiata. A me ha aiutato tantissimo proprio per il fatto di avere allarmi così noiosi che ti obbligano a fare quello che c’è scritto, portandoti quasi all’esasperazione.

Link: Le Due Cose »

February 3rd, 2012 | Link a questo articolo

È possibile definire qualunque argomento, disciplina, o professione con sole due frasi (o due caratteristiche)? Glen Whitman è convinto che lo sia, da quando gli è stato proposto questo giochetto per la prima volta:

Qualche anno fa stavo parlando con uno sconosciuto in un bar. Quando gli dissi che lavoravo nell’economia, lui rispose: “Ah. Quindi… quali sono le Due Cose riguardo l’economia?”.

“Eh?” replicai intelligentemente.

“Voglio dire, le Due Cose. Per ogni argomento alla fine ci sono solo due cose che sono veramente importanti da conoscere. Tutto il resto è solo un corollario, o non è importante”.

“Oh”, dissi. "Okay, ecco le Due Cose sull’economia. La prima: gli incentivi sono importanti. Secondo: nessuno ti regala mai niente, alla fine.

Il concetto è interessante, ovviamente la scelta del numero di caratteristiche, le famose “Due Cose”, è arbitrario; ma tutto il gioco è un ottimo esercizio di generalizzazione e astrazione. Quali sono le due caratteristiche o concetti che definiscono un argomento? E la tua professione? O meglio, la tua (filosofia di) vita?

Glen Whitman ha raccolto parecchie “Due Cose” in una paginetta web, coprendo un numero di discipline enorme. In particolare una citazione mi ha colpito, quella di Steverino riguardo l’innovazione:

  1. L’innovazione è inversamente proporzionale alla complessità di organizzazione.
  2. La complessità di organizzazione aumenta col tempo.

Non è un caso, allora, che l’organigramma della Apple comprenda molti meno livelli delle altre aziende e che questa flessibilità e semplicità abbia permesso loro le grandi innovazioni dell’ultimo decennio.

Link: Just stuff »

February 2nd, 2012 | Link a questo articolo

Laura Dossena riguardo il minimalismo e l’acquisto di un iPhone:

“Ma come, decluttering, minimalismo, eliminazione del superfluo, e poi il telefono da 600€? […]”

“credo davvero che l’importante non è comprare o non comprare, spendere o non spendere, ma mettersi in discussione. Farsi domande autentiche e darsi risposte oneste. Cercare di interrompere il circolo vizioso e diretto “lo voglio/lo compro” inserendoci le riflessioni di cui sopra. A quali altre cose dovrò rinunciare per avere questo oggetto? Mi darà qualcosa (che non significa necessariamente “mi sarà indispensabile”, eh…)? O finirò per non usarlo davvero, perché in realtà non rientra nella sfera dei miei reali interessi”

Just Stuff, l’ultimo pezzo di Laura Dossena su minimo. è un bel racconto, una bella descrizione delle sofferenze che si ritrova a dover combattere colui che cerca di ridurre i suoi possedimenti al minimo indispensabile. Non voglio intavolare un’altra discussione in merito, ha già detto tutto bene lei, leggetela. Dico solo che l’iPhone è stato non solo un acquisto di cui vado fiero, ma anche molto migliore di tanti altri — forse il migliore considerando l’uso che ne faccio.

Il minimalismo? Trova le cose che hai a cuore e falle — e se per averle devi pagare, fallo. È semplice.

Link: The State of Apple »

January 31st, 2012 | Link a questo articolo

Jason Snell, Andy Ihnatko, e John Gruber parlano del presente e futuro della Apple (e della tecnologia) in The State of Apple, un talk al Macworld:

“You get to a point where people get exhausted by more features and more ideas” — Andy Ihnatko

Link: Il pirata custode »

January 30th, 2012 | Link a questo articolo

La duplicazione non autorizzata di software causa senza alcun dubbio perdite finanziarie nel breve periodo, ma se si fa un passo indietro si capisce che la situazione è un po’ differente. Visti in un contesto storico, i benefici della pirateria dei software sono di gran lunga più importanti dei costi a breve termine. Se ti interessa la storia della tecnologia, infatti, dovresti essere grato che le persone copino software senza permesso.

Può sembrare controintuitivo, ma la pirateria ha di fatto salvato molti più software di quelli che ha distrutto. I pirati hanno già salvato dall’estinzione decine di migliaia di programmi, diventando loro stessi gli involontari custodi della nostra cultura digitale.

I pirati del software promuovono la sopravvivenza dei dati attraverso l’onnipresenza e l’indipendenza dei media. Come una formica che lavora facendo parte di un enorme sistema che non capisce, l’azione egoista di ogni pirata digitale, quando viene considerata nell’insieme, ha creato una vasta e ridondante rete di dati che assicura la preservazione delle creazioni digitali.

L’articolo di Benj Edwards parla di pirateria dei software, ma il ragionamento è generalizzabile a tutte le sfaccettature della pirateria. I supporti fisici (floppy disc, CD, DVD) col tempo decadono e non sono più utilizzabili, lo stesso per i programmi utilizzati per leggere i vari file, lo stesso, perfino, per le piattaforme. L’obsolescenza è una forza potente e veloce che non aspetta nessuno.

In un mondo ideale esisterebbero leggi sul copyright meno kafkiane e più flessibili, leggi che permetterebbero di effettuare copie di software, film, musica, con lo scopo di preservare queste creazioni dell’intelletto per le generazioni future. Nel mondo in cui viviamo queste leggi non esistono e saltano fuori notizie come quella di George Lucas che ha dichiarato di non possedere più la copia originale di Star Wars.

La pirateria, perciò, oltre al classico (e ipotetico) danno monetario alle aziende, mostra un altro — importantissimo — aspetto: la preservazione dei dati. Non è un caso che certi vecchi film non siano più disponibili all’acquisto attraverso i metodi tradizionali di vendita, ma siano facilmente scaricabili da qualche sito di torrent in poche ore.

Link: Un insospettabile conflitto di interessi — è online l’episodio cinque di Brevi Accenni »

January 27th, 2012 | Link a questo articolo

È finalmente disponibile l’episodio 5 di Brevi Accenni: Un insospettabile conflitto di interessi.

C’è da parlare dell’evento dell’educazione e dei risultati fiscali di Apple, quindi lo facciamo. Non bisognerebbe parlare di bon ton col cellulare, Minecraft e LEGO, e di champagne, ma lo facciamo ugualmente. Non credo che possiate perdervi la puntata in cui si scopre il vero motivo per cui ho aperto questo blog, quindi correte a scaricala da iTunes, aggiornate Instacast, o fate un salto sul blog di Brevi Accenni.

La qualità dell’audio è altalenante: Filippo è tornato nella grotta dove vive e non è a Pisa quindi abbiamo dovuto registrare via Skype, la mia connessione è pessima, e registriamo lui col microfono luccicante e io con delle vecchie cuffie dell’iPhone malconcie. Comunque Filippo ha fatto un ottimo lavoro nell’editing, quindi se la puntata è ascoltabile ringraziatelo (e iscrivetevi alla sua membership, così coi soldi ci compra i filtri dell’Aeropress).

Ah, leggevo stamani sul New York Times che ascoltare Brevi Accenni aumenta sensibilmente il numero di follower su Twitter. Io ci credo, di solito hanno ragione.

Times are a-changing

January 27th, 2012 | Link a questo articolo

Cosa succede quando vuoi sfruttare la sincronizzazione di iCloud senza dover rilasciare il tuo software nel Mac App Store? Gli sviluppatori di PDFPen si sono ingegnati e hanno creato un’applicazione esclusivamente dedicata a questo compito, denominata PDFPen Cloud Access.

Le regole del MAS sono chiare: noi ti offriamo gratuitamente una vetrina enorme in cui ospitare la tua app, così come accesso gratuito a particolari API come quelle per la sincronizzazione; te fai in modo che l’app non richieda privilegi da amministratore (in modo da proteggere l’utente comune), e ci descrivi esattamente cosa la tua app ha intenzione di fare quando usata dall’utente (sandboxing). “Patti chiari, amicizia lunga”, c’è poco da lamentarsi — basta chiedere agli sviluppatori che hanno ottenuto guadagni stratosferici (Pixelmator) o che dopo mesi e mesi di beta non sono stati capaci di risolvere il problema di implementare un sistema di sincronizzazione decente (Things).

Il MAS comporta però una particolare tendenza che sebbene non sia stata troppo difficile da prevedere alla sua apertura, si mostra sempre di più chiaramente con l’avanzare del tempo. La maggioranza delle API che Apple rilascerà d’ora in avanti saranno appannaggio esclusivo delle applicazioni presenti del negozio. Tendenza che inciderà poco (almeno per adesso) sull’uso di OS X per noi utenti esperti, ma che condizionerà pesantemente l’esperienza degli utenti comuni. Un esempio pratico, riallacciandomi alla storia di PDFPen: se vuoi utilizzare iCloud devi essere nel MAS. Vai te a spiegare a mio padre, tra qualche anno quando il supporto a iCloud sarà dato per scontato, perché deve installare un’app non presente nel MAS e potenzialmente maligna come Dropbox solo per avere i dati sincronizzati tra iPhone e OS X.

Il numero di software non-MAS si ridurrà enormemente nei prossimi anni, non ci vuole troppo sforzo mentale per capirlo. E assieme a queste app se ne andrà anche il vecchio paradigma di software toti-potente, ovvero capace di agire con pieni poteri sul sistema operativo — magari ottimo, come SuperDuper!. Ma non solo: dentro o fuori dal MAS, è questa la tendenza, quindi se vuoi tutti i diritti di amministratore fuori, ma se vuoi tutte le API dentro. Il che significa che già da oggi non esiste più un programma che possa accedere a tutte le funzioni del sistema operativo. O diritti da amministratore o API iCloud. O uno, o l’altro.

A pensarci bene, e sperando in un certo grado di flessibilità da parte di Apple, il compromesso non è poi così svantaggioso. Sviluppatori intelligenti come quelli di PDFPen riusciranno sempre a trovare un modo legittimo per risolvere questi problemi, se non lo faranno loro il compito passerà a noi utenti esperti, poco male. Ma i tempi stanno cambiando, drasticamente.