Quindici minuti di vergogna (di cui a nessuno importa un fico secco)
March 1st, 2012 | Link a questo articoloNe parlavo con Filippo nell’ultimo episodio di Brevi Accenni: apparentemente la privacy viene erosa ogni giorno di più, grazie anche a internet.
Se una volta aver commesso una sciochezza da giovane poteva costarti caro soltanto nel caso in cui avessi deciso di diventare una persona pubblica (candidato alle elezioni, TV, ecc.), adesso in ogni momento qualche utente anonimo che ce l’ha particolarmente con te e ha discreti poteri su un certo angolino del web può riuscire a ripescare una tua vecchia scorribanda, darla in pasto a una moltitudine di occhi affamati di risate e shadenfreude, e rovinarti la vita.
Grazie a internet, quindi, siamo diventati qualcosa di simile a dei VIP — dobbiamo, in ogni momento, aver paura che qualcosa del nostro passato riaffiori — ma senza i privilegi di essere una celebrità pubblica. Non più quindici minuti di celebrità ma quindici minuti di vergogna pubblica che ti accompagneranno per sempre negli occhi delle persone che ti conoscono.
Scrive Evgeny Morozov di Slate in Right to be forgotten:
Cosa deve essere fatto? Una soluzione potrebbe essere rendere il Web un posto meno anonimo, cosicché diventi possibile rintracciare e punire gente tipo, beh, gli Anonymus. Un’altra soluzione sarebbe l’accettare questi disastri come inevitabili e concentrarsi sul come gestire la propria reputazione online. Un gruppo di startup pubblicizza già la loro abilità nel “nascondere” le informazioni indesiderate spingendole in basso nei risultati di ricerca di Google.
La terza, la soluzione più apprezzata è l’abbracciare il così chiamato “diritto di essere dimenticati”— un diritto così ambiguo che persino i sostenitori spesso non riescono a definirlo. Nella sua definizione più debole, è senso comune: gli utenti dovrebbero avere la capacità di eliminare qualsiasi informazione che caricano sui servizi online. Nella sua definizione più forte — in base a cui gli utenti dovrebbero poter eliminare qualsiasi informazione che li riguarda anche da siti di terze parti o da un motore di ricerca — è troppo restrittiva e non realistico.
Morozov dopo aver stilato una lista di possibili soluzioni ne propone un’ultima, a suo avviso vincente: un’assicurazione internettiana che compensi i danni di immagine con una montagna di Euro.
È difficile fare previsioni su un’area influenzata da un’enormità di fattori come questa, ma se dovessi scommettere un centesimo su cosa succederà nei prossimi anni direi che molto semplicemente questi momenti di vergogna diventeranno così inflazionati che a nessuno importerà più di tanto. Il giochino funziona fino a che la pubblicazione di certe immagini o video crea l’effetto sorpresa, ma se tutti abbiamo commesso errori questi perdono di valore. In fondo sei l’ennesima persona che ha una foto su Facebook di quando quella volta hai ballato su un tavolo con indosso solo le mutante, cos’hai di speciale da far scalpore?
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