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January 20th, 2012 | Link a questo articoloFabrizio Rinaldi, parlando del nuovo iBooks Author:
Questo mi fa pensare all’App Store: il negozio digitale di applicazioni, oltre ad aver creato un business notevole, ha permesso a gente giovanissima e (per esempio) a persone che non hanno accesso a mezzi di apprendimento ‘avanzati’, di diventare sviluppatori e soprattutto ha permesso loro di distribuire le loro creazioni ed essere retribuiti per il loro lavoro. Apple non ha inventato questo sistema, ma è chiaro che ne ha creato uno quasi perfetto.
Se voglio sviluppare e vendere un’applicazione per Mac, iPhone, iPod o iPad devo solo farlo. Non ho bisogno di un editore, di un distributore, di un intermediario. Nulla (o quasi, ci sono delle regole da rispettare) mi separa dal negozio virtuale. Oggi se voglio creare e distribuire un libro, eventualmente come prodotto multimediale e interattivo, posso farlo.
Chiaro, Apple non è la sola, ma nessuno può negare che sia l’azienda che più di tutti sta cercando di democratizzare la creazione dei contenuti.
Podcast, applicazioni, video, musica, e ora anche libri; tutti facilmente creabili con le applicazioni fornite di base (o quasi) col OS X. Il Mac non è più un computer per creativi (o meglio, non è più un computer solo per creativi), ma di certo semplifica enormemente la vita a questo tipo di utenti.