Il minimalismo non ci rende persone migliori
September 21st, 2010 | Link a questo articoloQuesto articolo è una traduzione del post A minimalist lifestyle does not make you a better person, a cura di Laura Dossena. È importante, ora più che mai, che il minimalismo non diventi una semplice moda ma, al contrario, una filosofia di vita razionale e critica.
Condurre uno stile di vita minimalista può avere una serie di motivazioni legittime: l’anti-consumismo da beghine non è una di quelle, né il risparmio economico. Un computer portatile con disco rigido di dimensioni adeguate ha sostituito il mio desktop, tutti i miei DVD, CD e libri e (con l’aiuto di uno scanner) tutti i miei documenti cartacei. Questo non è uno stile di vita “più semplice”, nel senso che un portatile non è più “semplice” ed economico di un libro. In effetti, conservo ancora DVD e CD, nel caso avessi l’esigenza di riversarli di nuovo. Ridurre il proprio abbigliamento a quello che sta appeso a un binario va benissimo, ma non perché i vestiti siano negativi in sé. Il minimalismo non dovrebbe essere esibizionista e auto-compiacente: condurre uno stile di vita minimalista non ci rende necessariamente persone migliori.
Tuttavia, può renderci più felici. Non rappresenta un peso in meno per l’anima, ma per la mente sì: significa non avere troppo di cui preoccuparsi.
Lo spazio che posso utilizzare a mo’ di deposito è veramente limitato: di conseguenza, meno roba possiedo, più spazio ho a disposizione per me.
Non sopporto l’ingombro, la confusione, il disordine: quindi, meno roba possiedo, più spazio c’è sul tavolo per i lavori in corso, e più diventa semplice liberarlo completamente per preparare il pranzo o la cena.
Stare troppo a lungo in un posto mi annoia. Meno cose ho, più è facile traslocare. E anche non possedere una casa rappresenta un fattore importante. Mi piace essere mobile.
Mi irrito quando il mio stile di vita è ridondante. Se mi bastano due coltelli da cucina, perché averne sette? Se quel che mi interessa davvero è vedere il film, perché comprarne una copia con il dietro le quinte, che perdipiù mi ruba tutta la magia della pellicola? “Io questo non lo uso, ma qualcun altro potrebbe” “Questo non l’ho mai indossato, ma a un altro potrebbe servire” (per inciso: il motto Perl “Ci sono più modi per farlo” è stupido. Quando devi eseguire il refactoring di un pezzo di codice scritto da altri, l’autore potrebbe aver fatto qualsiasi cosa e tu devi essere in grado di ripercorrere tutte le alternative. Io preferisco che ci sia un modo solo, quello giusto. In casa mia c’è un cacciavite a stella e basta).
Mi piace essere in grado di trovare quello che cerco. È più facile organizzare una quantità limitata di oggetti; trovare quell’oggetto specifico è più semplice quando c’è un posto solo dove potrebbe essere.
E non solo: se mi puntassero una pistola alla tempia, sarei costretto ad ammettere che ci sono relativamente poche cose nella mia vita (1) cui tengo e (2) che non possano essere digitalizzate. Faccio passare vecchie fotografie e penso “è stato un bel momento, una bella giornata con le persone che amo”. Ma i vestiti vecchi sono solo quello, vestiti vecchi. I ciondoli sono solo cianfrusaglie. Per contenere i pochi oggetti “fisici” che amo, in gran parte risalenti alla preistoria (cioè pre-2000), è sufficiente un grande contenitore di plastica grigia, che staziona sotto il mio letto insieme ad altri nove, dove ho messo DVD, CD e libri. Forse sono strano io, oppure è perché sono figlio di Internet e le “cose” elettroniche sono le uniche alle quali attribuisco un vero valore: ma sta di fatto che qualsiasi oggetto fisico in ricordo di un evento non ha maggiore presa su di me, perché ciò che considero davvero importante è il ricordo in sè, e per “attivarlo”, anche dopo averlo dimenticato io stesso, ci sono post su blog, e gallerie fotografiche, e video.
In effetti, per me, un oggetto fisico è un peso. Può rompersi, andare smarrito o bruciare; mentre il suo equivalente elettronico può essere duplicato e copiato in cinque continenti. È qualcosa in meno cui pensare. Non devo preoccuparmene. Se casa mia stesse andando a fuoco e avessi la possibilità di entrare e recuperare una cosa sola, potrei anche evitare di sbattermi.
Non è possibile, né desiderabile, non possedere nulla. In effetti, si arriva a un punto in cui l’assenza delle cose basilari (un letto, un WC, una stanza) inizia a ridiventare stressante, anche se è uno stress completamente diverso da quello che deriva dall’avere troppo. “Semplicità” è un termine relativo, e forse improprio; magari potremmo usare “comodità”, che ha maggiori connotazioni di utilità. Far rientrare la mia vita in un minor numero di scatole da tenere sotto il letto mi rende felice. Entrare in ansia sul numero esatto degli oggetti contenuti in quelle scatole vanificherebbe l’intero processo.
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