E’ tempo di lasciare andare
August 10th, 2010 | Link a questo articoloLa crescita esponenziale del numero di caselle (inbox) non è più un mistero per nessuno, ormai. Con questo termine intendo tutto ciò di cui dobbiamo occuparci e che “mantiene” le notifiche come nuove fino a che non le scorriamo una per una. Sto parlando di siti come Facebook, Twitter, o anche le email, gli sms, e via dicendo. La nostra attenzione deve posarsi più volte al giorno su queste caselle, altrimenti rischiamo di perdere informazioni importanti. Certo, ci sono metodi per semplificarci la vita, ma non sono infallibili.
Internet è da incolpare. Senza di essa tante caselle non esisterebbero, ma questa tendenza all’aumento della dovuta disponibilità si poteva notare anche prima dell’avvento della rete, quindi il web è solo un mezzo usato per commettere l’omicidio, non il reo.
La mia mente (e così la volontà) è sempre più divisa in due: c’è una parte che vorrebbe poter analizzare ogni singola briciola di informazione per assicurarsi il pieno controllo, e una che non ce la fa più. Ed è la seconda che si sta conquistando sempre più spazio.
Seguo meno di 150 persone su Twitter (tra cui molte aziende e/o prodotti, quindi con comunicazione bidirezionale pari a zero) e comunque non riesco a tenermi informato costantemente. Ho ridotto a una settantina gli amici su Facebook e perdo ancora uno status ogni tanto. Ho ridotto i feed ad una ventina – che leggo tutti i giorni – e la sensazione di claustrofobia persiste. E’ incredibile, ammetto di non farcela più. Non ho più voglia di gestire l’informazione, voglio soltanto un resoconto con i fatti e i punti di vista più importanti e meritevoli, non due ore spese a cercare la gemma nascosta che, puntualmente, non trovo mai.
Pensandoci bene, non mi stupisco del successo della Apple. Riducendo all’osso gli elementi dei suoi prodotti ha ridotto la scelta da parte del consumatore, rendendolo felice. Pare assurdo, ma è così. Nel libro che sto leggendo, The Paradox of Choice, Schwartz spiega come l’aumento di possibilità di scelta avvenuto nell’ultimo secolo ci ha reso più miseri e infelici. Il cervello umano non riesce a gestire troppe possibilità e parametri allo stesso momento. Ovviamente la sua tesi è supportata da solidi dati scientifici, quindi non sta sparando cazzate a vanvera, ma anzi, dobbiamo credergli. Ma ciò che dice non è una novità, almeno per quanto mi riguarda.
Non è un caso che da qualche tempo io non usi più Google Reader ma sia passato a Fever. Fever, una volta importati i feed, sceglie automaticamente le notizie e gli articoli più interessanti da farti leggere e te li presenta in ordine di importanza. Fa il lavoro sporco per te. Flipboard attua una procedura simile ma si basa sul tuo profilo Twitter e Facebook. Ormai passo pochissimo tempo sui rispettivi siti e salto direttamente a quell’app. Stesso, identico, discorso per la musica. Non scarico più album determinati, ormai avvio Last.fm e lascio a lui la scelta.
Ho appena diciannove anni, non dovrei avere problemi a gestire tutte queste “caselle”. Eppure non ci riesco, non ne ho il tempo. Ho altro da fare, e questo “altro” si chiama vivere.
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