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August 31st, 2010 | Link a questo articolo

Questo articolo è una libera traduzione di Pull over before you read this di cui vi parlavo ieri. Come vi ho già detto, sia questo sia l’articolo di ieri, sono due punti di vista differenti sulla stessa importante tematica.


La differenza principale tra me e il Dottor Frank Ryan è che io sono fortunato a non vivere vicino a delle rocce sporgenti.

Ryan, il chirurgo plastico famoso soprattutto tra i vip, è morto in un incidente d’auto perché, mentre guidava, stava scrivendo un tweet. Una persona così familiare con la tecnologia per modificare i nostri corpi è caduto vittima del potere della stessa di distrarre le nostre menti.

Sebbene Ryan abbia pagato il prezzo più alto per il suo aver voluto mixare internet e la guida, non è sicuramente l’unico a comportarsi in questo modo. L’atto di inviare messaggi mentre si guida è un’abitudine così radicata che ha portato a varie leggi contro di essa.

Ma non sto puntando il dito contro nessuno. Ho mai controllato le mail, letto i nuovi tweet o risposto a sms mentre stavo guidando? Certo. Di solito sono fermo ad un semaforo o bloccato in coda quando uso la mia tastiera virtuale. Questo rende sicuramente il mio comportamento meno rischioso, ma non meno stupido.

Riesco ad immaginare uno scenario in cui ci sia bisogno di rispondere ad un messaggio immediatamente per questioni molto importanti, ma non mi è mai capitato. L’urgenza che mi porta a controllare le notifiche su Facebook mentre sono in macchina è una creazione della mia mente.

Tutto questo può benissimo aspettare fino a che non sono di ritorno a casa – e molto spesso può aspettare per sempre.

La tentazione per i guidatori di partecipare ai social network in tempo reale potrà solo che aumentare col passare degli anni. Le aziende produttrici di veicoli proveranno ad implementare metodi per rendere impossibile usare i cellulari alla guida, magari sotto ordinazione degli stati. Ma l’inclusione del web in tempo reale nelle nostre macchine sarà una così potente suggestione che ci porterà a credere che non possa aspettare fino a che non parcheggiamo l’auto.

E gli automobilisti non sono gli unici ad essere distratti sulle strade. Fatevi un giro per le strade di qualche grande città e capirete di cosa parlo. Sono ovunque: pedoni-zombie che camminano in mezzo alle corsie mentre sono concentrati sul cellulare. Il bisogno di rimanere aggiornati al secondo sta diventando così potente che stiamo gradualmente abbandonando una delle prime e più fondamentali leggi che abbiamo imparato da bambini. Invece di guardare a destra e poi a sinistra prima di attraversare, guardiamo solo da una parte. Al nostro cellulare.

E qual è il punto? Solo perché la tecnologia è in tempo reale non significa che dobbiamo modificare i nostri comportamenti per adattarci. Riguardo a internet, ci stiamo rendendo colpevoli di VSI (Vivere Sotto l’Influenza). Stiamo sacrificando la vita reale per il tempo reale. Mandiamo tweet con le foto della vacanza mentre siamo in vacanza. Condividiamo aneddoti sui nostri figli quando ancora stiamo giocando con loro. E sì, leggiamo e pubblichiamo contenuti mentre stiamo guidando.

Lasciatemi dire una cosa: possiamo aspettare fino al ritorno a casa per pubblicare le foto della vacanza su Facebook. Puoi condividere il divertente aneddoto quando sei nel letto, prima di dormire. E niente che hai mai twittato o condiviso è così urgente da mettere in pericolo te e chi ti sta intorno mentre guidi.

Non sto dicendo che premere il pulsante “Pausa” sia una cosa facile da fare. La dipendenza (anche parziale) da internet è una brutta bestia, ma merita farci un esame di coscienza e analizzare i nostri comportamenti, perché la onnipresenza di internet tenderà solo ad aumentare. Dobbiamo capire come gestire bene la nostra realtà perché ci sono troppe sporgenze rocciose all’orizzonte.