Say hello to my little friend

July 1st, 2010 | Link a questo articolo

Questo articolo è la traduzione del post Say hello to my little friend pubblicato su Teenage Wasteland, a cura di Laura Dossena.

Nei primissimi giorni del Web, mi limitavo a spacciare. E seguivo religiosamente un consiglio che veniva dritto da Scarface: “Don’t get high on your own supply” (Non ti fare con quel che vendi). Utilizzavo il Web come uno strumento per essere più efficiente nel raggiungere gli obiettivi che mi ero prefisso nel mondo esterno. Postavo sui blog, creavo siti, lavoravo con una serie di interessanti startup.

Non fraintendetemi. Come utente, nel Web ci sguazzavo. Ma sempre tenendo a mente il quadro generale, sempre con uno scopo. Ero io il capo. Avevo il controllo.

Quei giorni sono finiti. Come Tony Montana, ho infranto il mio stesso comandamento. Con l’esplosione del Web “sociale” e in tempo reale, è esplosa anche la mia transizione da spacciatore a irriducibile. Sono anni che nego questo stato di cose. Mi sono facilmente convinto di non essere la Nurse Jackie di Internet. Mi ripetevo che i miei erano semplici assaggi, per essere certo di capire davvero il prodotto che stavo fornendo agli altri, i “civili”, gli idioti. Ma era una balla.

L’altro giorno, dopo aver trascorso le mie solite 10/12 ore davanti al portatile, ho deciso di riavviarlo. Ho controllato la posta. Ho aggiornato Tweetie. Ho consultato Facebook. Ho caricato Google Reader per essere certo di non rimanere indietro su tutte le notizie, dal problemino di Helen Thomas in Medio Oriente al numero di galloni di petrolio a bagno nel Golfo, alle novità sulla controversia legale intorno al testamento di Gary Coleman, all’accoglienza riservata a Sandra Bullock al dietro le quinte dell’MTV Movie Awards. Finalmente, dopo un rapido controllo delle statistiche in tempo reale del mio blog, ho preso un bel respiro e ho premuto il pulsante di riavvio.

Tempo cinque secondi, eccomi a controllare la posta elettronica con l’iPhone.

All’improvviso mi sono reso conto della situazione, e ho fatto una piccola pausa. Ho guardato il mio riflesso, coperto di stille di sudore, sullo schermo ancora buio del portatile e ho realizzato che sì, decisamente mi faccio della roba che vendo. Ho dedicato i due minuti successivi (quelli necessari al riavvio) per alcune riflessioni personali su come Internet oggi controlla quello che sono e sul modo in cui, come ho scritto prima, sono passato da utilizzare uno strumento a essere utilizzato.

Qualche settimana fa era in corso la festa per il quarto compleanno di mio figlio, che si svolgeva in una vecchia sala giochi. Stavamo finendo le monete, e sono andata a cambiare qualche dollaro alla macchinetta. Mentre aspettavo che le mie banconote si trasformassero in monetine, ho estratto l’iPhone dalla tasca per controllare la posta. Era domenica mattina. La festa di compleanno di mio figlio.

Spesso mi addormento mentre ascolto un audiobook, con l’iPhone sul comodino. Di recente, mentre mia moglie e io stavamo trascorrendo I primi momenti della giornata coccolando e giocando con i bambini, ho sentito la vibrazione che segnala l’arrivo di un messaggio email. Mi sono allungato verso il comodino per leggerlo.

Nell’ultimo anno, non ho guidato, durante il mio percorso di pendolare, per più di 15 minuti, o camminato per più di cinque, senza aprire almeno un’ app sull’iPhone.

Lo scorso fine settimana, tutti in casa hanno sentito quello che sembrava un respiro profondo provenire dalla cucina. Ho aperto la porta e l’ho sentito anche in cortile. Ho iniziato ad agitarmi. Era il tipo di suono che poteva stare bene in un film horror, appena prima che le cose si facessero davvero preoccupanti. Sono andato fino alla fine del vialetto. Ho esplorato il garage. Ho appoggiato l’orecchio sui tubi del riscaldamento e dell’acqua. Dappertutto, quel suono. Ispira, espira. Ispira, espira. Sono corso in casa per dire ai bambini di prendere le loro cose, “ce ne andiamo”. Poi mia figlia ha puntato il dito verso di me. Ho tuffato la mano in tasca e ne ho estratto l’iPhone, sul quale avevo aperto involontariamente l’app Balloonimals, che emette proprio quel suono finché non si inizia il gioco.

All’improvviso ho capito cosa intendeva Tony Montana con la frase “Say hello to my little friend”.

In quel momento mi sono sentito un idiota. Ma, riflettendoci, ho realizzato che quel respiro era reale. Il mio iPhone è vivo. Lo sento respirare anche ora. E voi?

Sono passato dall’essere il Tony Montana che arriva a Miami senza un dollaro e si guadagna il successo grazie a una combinazione di pura forza di volontà, durezza e una certa abilità nell’evitare le motoseghe, all’essere il Tony Montana che inconsciamente fantastica sulla propria sorella e urla oscenità rivolte a una stanza vuota, immerso fino al collo nella schiuma del bagno e completamente fatto di cocaina.

Il Web in tempo reale è diventato una dipendenza. Un tic. Lo faccio senza pensarci. Ancora peggio, quando cedo al riflesso di “controllare” ogni pochi minuti o pochi secondi, questo avviene a spese della riflessione. Quand’è stata l’ultima volta che siete stati in coda in banca senza giocherellare con l’iPhone? O in attesa che diventasse verde al semaforo, o del conto al ristorante? Quei momenti, oggi dominati dal “riflesso Web”, sarebbero stati impiegati per qualcos’altro, prima che tutta questa tecnologia ci piombasse in tasca. A cosa pensavamo quando avevamo tutto quel tempo in più a disposizione?

Non ricordo. Ma sono abbastanza certo che fosse più importante di tutti questi “aggiornamenti” continui.

Quando il collegamento WiFi se n’è andato per un momento durante la demo ufficiale dell’iPhone 4, in qualche modo non avete desiderato che Steve Jobs si girasse verso la folla e dicesse “Sapete che vi dico? Facciamo due chiacchiere”.

Ma questo non sarebbe mai potuto succedere. Sappiamo, dagli scambi e-mail notturni con i clienti, che nemmeno Steve Jobs è più solo uno spacciatore.

Esiste una pillola per calmare il tic, o un unguento per rallentare il riflesso? Non so. Mentre la cerco, mi risuona costantemente in testa una versione aggiornata di un’altra citazione da Scarface. Prima di tutto devi arrivare ai soldi. Poi, quando hai i soldi, arrivi al potere. Poi, quando hai il potere, arrivano le donne.

Da ultimo, c’è l’iPhone.