I limiti del minimalismo

June 7th, 2010 | Link a questo articolo

A volte mi prendo cinque minuti e mi diverto a provare ad immaginarmi come voi mi raffigurate: le mie visioni passano da un omone simile a Johnatan Ive a un tipo più magrolino, seduto su un cuscino a gambe incrociate in perfetto stile zen, circondato dal niente. Ma perché lo faccio? Beh, ci sono certi commenti sul blog o email che mi mandate che mi fanno sorridere (nel senso naif del termine), pare quasi che ai vostri occhi sia l’incarnazione della perfezione minimalista. Vi deluderò perché non è così.

Diego Petrucci è un ragazzo come tanti altri che quest’anno affronta l’esame, ovvero sono stressato fino al limite del sopportabile e questo mi porta ad essere odioso con il 99% delle persone che mi stanno attorno; sono in una fase cronica di crisi, sia mentale che spaziale. E sono dannatamente disordinato. Chi l’avrebbe mai detto, eh?

In quei momenti in cui mi ricordo come era la mia condizione (e della mia camera) anche solo tre mesi fa, un senso di dolcezza mi pervade. Ero veramente l’incarnazione del minimalismo. Ogni giorno buttavo un oggetto, ogni giorno riuscivo a fare sempre meno cose – ma più rilevanti -, non esisteva momento in cui non fossi calmo e in pace con me stesso. Infine la mia camera! Era qualcosa di straordinario. Mi ricordo di un Sabato in cui mia madre aspettava ospiti e io per riorganizzare la camera tutto ciò che dovetti fare fu prendere l’iphone e poggiarlo sulla scrivania. Fine. Ero in paradiso.

Non so se è cosa comune, ma tutte le volte che mi sono appassionato di un qualcosa, che fosse uno sport, una materia o qualunque altra cosa, mi sono buttato a capofitto nel bel mezzo dell‘“azione” e ho divorato ogni tipo di informazione prodotta dall’umanità – relativa a quel qualcosa, ovvio. Succedeva poi che lentamente la fiamma si spegneva e me ne dimenticavo. Mi è successo con tutto, ma col minimalismo no. Cosa c’è di diverso allora?

Quando le persone che mi conoscono scoprono la mia pagina di presentazione vengono sempre a chiedermi cosa sia questo fantomatico minimalismo. All’inizio non sapevo bene cosa rispondere, ma ormai le parole “minimalismo è capire cos’è che è veramente importante nella tua vita e, da quel momento in poi, passarla a farlo” mi escono come se fossi una voce registrata. Come potete notare non c’è accenno al ridurre i compiti nella to-do list, o eliminare le applicazioni meno usate, o ancora rispondere alle email solo in determinati orari!

Ma allora che senso ha questo blog? Perché mi sforzo tanto nel darvi consigli anche molto specifici su come migliorare/semplificare il vostro Mac, e più in generale la vostra vita?

Perché ci credo. Perché ogni volta che qualcuno mi ringrazia mi si riempie il cuore. Ma soprattutto perché va benissimo che alcuni dei miei consigli non possiate attuarli nella “vita reale”. Ogni persona ha un lavoro ed esigenze diverse, quindi un’azione salvavita per uno può essere una complicanza inutile per un altro. Se il vostro lavoro vi richiede di essere sempre disponibili via email, non ascoltatemi quando vi dico di controllarla solo due volte al giorno. Se per scrivere su un giornale dovete continuamente leggere notizie su internet, che senso ha ridurre il vostro tempo di navigazione? Se siete dei calciatori non pensate a come poter correre di più in meno tempo ottimizzando il vostro percorso di allenamento. No! Tutto ciò non ha alcun senso!

Questo è un blog generalista e dovete trattarlo come tale. Perfino il minimalismo è un meta-concetto, ovvero un concetto che ne racchiude tanti altri. Non è detto che a tutti vada lo stesso paio di Levi’s e così non a tutti è applicabile lo stesso minimalismo. Invece, fate come dice la mia frase: trovate le due-tre cose che amate fare, e fatele!

Spero, in questo lungo articolo, di avervi spiegato qual è la mia visione del minimalismo e quali ne sono i limiti intrinsechi. Tenetelo sempre a mente quando leggete questo blog, è forse lo scritto (e il consiglio) più importante di tutti.