La tecnica pomodoro – ovvero come ritrovare la concentrazione nel mondo moderno

April 4th, 2010 | Link a questo articolo

Non troppo tempo fa ho scoperto la tecnica pomodoro, un metodo per gestire il tempo a disposizione inventato da Francesco Cirillo nel 1992. Esso si basa su un concetto abbastanza semplice ma al contempo altamente efficace: si prende un compito (inteso in senso lato) da dover svolgere e si avvia un timer da 25 minuti. Quando il tempo finisce si smette di lavorare. C’è un periodo di pausa di cinque minuti e poi si inizia nuovamente, sempre con lo stesso metodo. Prima di spiegarvi come ho adattato questa tecnica alla mia situazione, apro una piccola parentesi.

La tecnologia è una vera manna dal cielo, ma ci sta portando sempre più a ridurre la nostra capacità di stare concentrati ai minimi termini. Non dico che la sta eliminando, ma sta riducendo il tempo massimo in cui siamo capaci di concentrarci su qualcosa senza venire distratti. Ne sono un esempio le volte che si controllano le notifiche su Facebook “giusto due secondi”, oppure il salto su Twitter o FriendFeed. Queste distrazioni non sono di per sé malevoli in quanto sono necessarie, altrimenti la nostra testa friggerebbe.

Il problema è quando aumentano di numero spezzettando il tempo riservato alle cose importanti. Ho letto di uno studio che ha mostrato come ci vogliano ben venticinque minuti per rientrare al massimo dell’efficenza dopo esser stati distratti, indipendentemente dal tipo della distrazione. Non credo sia esatto, ma facciamo due conti veloci. Anche se bastassero dieci minuti per “rimettersi in corsa”, sarebbero troppi ugualmente. Ammettiamo due ore dedicate a un certo compito. Se abbiamo tre distrazioni – che in due ore sono anche poche – queste si mangiano letteralmente mezz’ora, che corrisponde al 25% del tempo!

Detto questo, passo al dunque. Io non sono più capace di concentrami su qualcosa per un’ora o più, quindi fare tre o quattro sessioni della tecnica pomodoro di fila sarebbe distruttivo e controproducente. Invece, adotto un metodo diverso. Prendiamo per esempio lo studio, supponendo che devo studiare per un test il giorno seguente. Normalmente avrei preso i libri appena tornato a casa e mi ci sarei fiondato in uno studio senza fine. Dico senza fine perché non ha confini ben distinti, ma si sarebbe protratto per tutta la giornata – distrazioni e pause incluse. Invece, ora, dedico non più di tre sessioni da venticinque minuti, per un totale di un’ora e quindici. Come le scelgo? A caso. Arrivo a casa, mi trastullo un po’, poi in un momento completamente casuale avvio il timer e studio concentrandomi al massimo. Stesso per le successive due sessioni.

Ma questo metodo funziona? Sì, eccome. C’è un detto particolarmente famoso negli stati uniti che recita “il tempo dedicato al lavoro si espande occupando tutto il tempo disponibile”. Ovvero che se non si scelgono confini ben precisi per un lavoro, questo tende a occupare tutto il tempo che si ha a disposizione. E’ sicuramente capitato a tutti, e le giornate di studio giovanili ne sono un perfetto esempio. Invece, se si predispongono già all’inizio tre sessioni di un tot di minuti, il lavoro sarà svolto pienamente in quel – breve – tempo.

Possono sembrare consigli scontati e magari lo sono, ma è bene ricordarli ogni tanto. Comunque, se l’idea vi piace, provate a scaricare un programma come FocusBooster. E’ semplicissimo ed ottimo, lo avviate, settate il tempo di durata e premete start. Quando il tempo è finito vi avvisa. Niente di più funzionale.

Fatemi sapere se questa tecnica vi è stata utile. :)